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Metà anni '70
Certaldo, un paese della ``Toscana Rossa``.
La sezione “Sergej Eisenstein” è in fibrillazione. E' stata annunciata la visita di un ``pezzo grosso`` del Partito: niente meno che di Enrico...
“Toscana rossa”, metà degli anni ’70.
In “provincia” il Partito ha un'anima che puoi vedere e toccare. E' qualche cosa di vivo. Ce l'hai accanto giorno e notte. In breve, il Partito sei tu.
Così nel paese di Certaldo tutti sono “rossi” dalla testa ai piedi. Per primo, Biagio Meniconi, segretario della sezione locale.
E' sabato e intorno al tavolone posto in mezzo alla grande sala riunioni ci sono tutti gli iscritti perché il segretario sta distribuendo le mansioni per la domenica, giorno che sarebbe di festa, ma non per il popolo del Partito del Popolo...
Però, quel sabato, c'è una novità
Biagio ha avuto una straordinaria notizia dal segretario provinciale: il compagno Enrico in persona verrà a visitare il paese. La cosa ha dell'incredibile. Inoltre, pur avendo la granitica certezza che il compagno Enrico arriverà, ne il segretario provinciale ne nessun altro ha la minima idea di quando questo accadrà.
L'attesa logorerà gli animi...
Nato nel '58 a Firenze e diplomato nel '77, mi trasferisco a Roma per i corsi universitari e li, per potermi pagare gli studi, inizio a lavorare a Cinecittà.
All'epoca sono senza esperienza, non ho mai messo piede su un set ma, da autodidatta, ho tante cognizioni tecniche, una vena artisitca tutta mia e molta, ma molta caparbietà.
Ed è quest'ultima, con la passione per il cinema che da sempre mi anima, che mi fa superare tutte le difficoltà iniziali, difficoltà di un lavoro improvvisato che prenderà una strada tutta sua.
All'epoca non lo posso sapere ma, dopo qualche anno, si prospetterà come un lavoro stabile.
Comunque, all'nizio, porto caffè sui set: caffè di qua, caffè di la...
Una valanga di caffè che però mi permette di conoscere le firme del nostro cinema, i mostri sacri che, a quel tempo, sono ancora (quasi tutti) in piena attività.
Si definiscono anche oggi Maestri e non a caso.
Nelle produzioni di allora, avere voglia di lavorare e di apprendere (con fatica e senza lodi), essere abbastanza raffinati, possedere un po' di cultura e soprattutto amare il lavoro e l'ambiente, splancava le porte a diverse possibilità. Ti faceva conoscere e, se ne valeva la pena, apprezzare da molta gente.
Io di voglia ne avevo tanta e insieme a lei non mi mancavano una certa ricercatezza, colpo d'occhio e il saper ascoltare e “gestire” gli altri.
Insomma, dopo qualche anno (fine dei corsi universitari) e un bel po' di caffè mi ritrovo con un bagaglio accademico a portata di mano e una professione fantastica nel cuore: la regia.
Professione che, a detta di molti, mi calza a pennello.
La scelta è difficile. Le necessità e i compromessi sono tanti. Decido che il cinema, che probabilmente mi vorrebbe, sosterrebbe e, addirittura, blandirebbe, esige un prezzo troppo alto da pagare.
Così, a venticinque anni, rivoluzionario sino al midollo, chiudo la porta e me ne torno a casa.
Senza però dimenticare nessuno. Continuando, di quando in quando, a sentire, a parlare, a vedere qualcuno dei miei Maestri.
Gli anni passano e alla soglia dei miei quaranta e del terzo millennio, una carissima persona che sta ancora a Roma e che ancora lavora nel cinema e nella lirica, mi chiede se ho la voglia, insieme a lui, di curare una mostra di bozzetti di scena e di costumi di uno di coloro che, nel campo della direzione, più ho amato. Scenografia e musiche della mostra compresa. Una sorta di regia dell'immobile.
Non si trascura una seconda occasione quando te la offrono. La risposta è positiva.
Mi ritrovo così catapultato in un mondo che pensavo, al mio contrario, mi avesse dimenticato e che, invece, mi accoglie come se fossi uscito di casa la mattina per rientrarvi la sera.
Non c'è altro da aggiungere. Da quel momento in poi è cosa nota; basta leggere una noiosa nota di alcuni lavori fatti contenuta in un C.V., il mio.
Una lista di titoli, come ormai tante altre, che appare senza vanto ne infamia e che però contiene, senza che nessuno lo sospetti, nemmeno io, una sfrenata passione per un mestiere...
L'idea di scrivere “Bandiera Rossa” mi è venuta parlando con un amico; quest'ultimo aveva da poco pubblicato una raccolta di piccole storie che trattano della vita quotidiana e del modo di far politica nel nostro Paese in un tempo passato. Modo di far politica nelle e delle sezioni del PCI. L'amico mi ha domandato se secondo me si poteva trasporre uno dei racconti dalla carta allo schermo. Non restava che leggere il libriccino. Tra le tante storie una in particolare mi ha colpito. L'ho “sceneggiata” e, grazie all'aiuto di un sacco di gente, ho girato un piccolo film che parla di un tiro mancino giocato da compagni e paesani al segretario della sezione locale del PCI.
Risultato onesto: poteva essere la presentazione di un progetto cinematografico che avevo in mente da un po'. Una sorta di memoria che narrasse quello che eravamo non molto tempo fa. “Bandiera Rossa” nasce così, prendendo spunto dalle atmosfere e dai contenuti di un libriccino e dal mio piacere di “rivivere” un periodo per me importante: gli anni '70. Difatti ho ambientato la vicenda nel 1975: anno scelto non a caso. Spartiacque tra momenti oscuri che saranno a venire e un passato prossimo fatto di sofferenza e conquiste sociali. Ho cercato di strutturare un film che ricordasse il nostro recente passato filtrato, però, attraverso il punto di vista della “provincia” e, comunque, non un film “politico”, di parte, etichettabile, costretto da confini regionali, ma un “film universale”, con valori universali. Una memoria destinata a tutti, “narrata” con i toni della commedia all'italiana degli anni '50/'60. I toni di un cinema con poche risorse, positivamente disperato, voglioso di raccontare. Ho buttato giù una storia che racconta di una cittadina della ``Toscana rossa``, dove i compagni della sezione e tutto il paese con loro (sono tutti comunisti...), sono in fibrillazione perché è stata annunciata la visita di un ``pezzo grosso`` del Partito... di Enrico... Messa così l'argomento sembrerebbe uno solo ma, invece, ho inserito piani di lettura diversi. Quello dell'attesa è il più evidente farcito di politica, di furti, di amore, di guerra, di donne, di cinema, di rosso. Ma ce n'è, poi, uno nascosto che omaggia, con poche parole e qualche cenno, musica, cinema, teatro, avanspettacolo. E vi sono anche citazioni che ricordano una “cultura nazionalpopolare”, la nostra, ingenua ma di grande cuore. Una cultura di o da “strada” che era epressione di un Popolo che aveva avuto e aveva ancora identità e “memoria”. Soprattutto memoria. Bandiera è dunque, nelle sue intenzioni, quello che siamo stati: passionali, retrogradi, rivoluzionari, provinciali, conservatori, ingenui, popolari, futuristi. Una cronaca che, senza nessuna concessione al lirismo o alla retorica, narra un periodo che non ci appartiene più; uno spaccato della Storia del nostro Paese che vuole far riassaporare per un attimo momenti vissuti facendoli conoscere a chi non c'era. Un'ultima riflessione, ancora una volta, per non dimenticare: il PCI, in quegli anni, è stato il più evidente esempio di coesione politica di massa applicata ma non il solo!
Ha accompagnato, nel corso della sua esperienza, all’impegno politico una grande passione per la cultura. E’ stato uno dei più giovani parlamentari e ha partecipato con responsabilità dirette alla stagione più drammatica della lotta alla mafia, a cavallo tra gli ani 80 e gli anni 90. Da Presidente della Commissione Cultura della Camera ha elaborato un’ipotesi di gestione e di valorizzazione dei giacimenti culturali capace di coinvolgere l’associazionismo. Ha fondato su questa base, con Vittorio Faustini, MetaMorfosi.
Ha pubblicato alcuni libri (tra i quali vanno ricordati Siamo tutti siciliani, Laterza, I ragazzi di Berlinguer, Dalai e, recentemente, Il potere dell’arte, Datanews) e ha collaborato per diverse testate televisive e giornalistiche. E’ sposato con Andrea Catizone e ha tre figli, Lucrezia, Gianfranco e Camilla.
Stefano è nato a Firenze nel 1958. Si è diplomato nel 1976 e nel 1996 ha conseguito il Master in Produzione Cinematografica dell’Anica. Ha iniziato a lavorare come assistente di produzione per Filmaster Clip Bologna fino a ricoprire il ruolo di produttore esecutivo per AXT Bologna con Luca Bitterlin, per film pubblicitari internazionali. Ma voleva fare altro… Ha intrapreso la gavetta come terzo aiuto assistente alla regia, aiuto regia e regia per Film pubblicitari, Film Lungometraggio, Serie Tv lavorando con Sean Penn, Anne Bancroft, Kristine Scott Thomas, Jeremy Davis, Marisa Berenson, Mehmet Gunsur, Mohammad Bakri, Fabio Volo, Margherita Buy, Francesca Inaudi, Luciana Littizzetto, Massimo Ghini, Lorenza Indovina, Fabio De Luigi, Neri Marcorè, Luca Argentero, Alessandro Benvenuti, Luigi Battiston, Martina Stella, Emilio Solfrizzi, Sabrina Impacciatorte. Lavora come sceneggiatore ed ha all’attivo una decina di sceneggiature originali e su commissione scritte per cinema e Tv (vincendo una menzione speciale al Premio Solinas per “Di là dal Fiume”, lungometraggio thriller) per il cinema ha scritto: Lungometraggi: Pietra Serana, Di la dal Fiume, Circensi, La fabbrica dei sogni, Love & Virtue, The Gates of Ligth, The Book of life, DNA due nuovi arrivi, Effetti collaterali, Per Serie tv: Fitness, Il Commissario Bogani, The Ultimate Rock Conquerors, Veleggiando, Casa Madri, In vino veritas. Lavora come acting coach, regista per cinema e serie Tv nazionali, Film pubblicitari nazionali ed esteri. Ha scritto e diretto più di 10 cortometraggi vincendo importanti premi nazionali ed internazionali fra cui il Festival Internazionale di Salerno, Il Festival Internazionale Fedic, EuroUnderground Film Festival Berlino- Sofia-Cracovia, Festival Internazionale del cortometraggio Siena, NICE New Italian Cinema Events New York-San Fancisco, Festival Internazionale di San Pietroburgo. Sotto l’acqua, il mare, ha diretto e girato diversi documentari: Isola di Lampedusa, La vita risorge dalla laguna di Truck (Micronesia), Il Paese delle aragoste (La Galite–Tunisia), Mar Rosso. Sta lavorando a due sceneggiature per il cinema, con distribuzione nazionale ed internazionale da girare nel 2017 e 2018.
+ SINOSSI
Metà anni '70
Certaldo, un paese della ``Toscana Rossa``.
La sezione “Sergej Eisenstein” è in fibrillazione. E' stata annunciata la visita di un ``pezzo grosso`` del Partito: niente meno che di Enrico...
+ SOGGETTO
“Toscana rossa”, metà degli anni ’70.
In “provincia” il Partito ha un'anima che puoi vedere e toccare. E' qualche cosa di vivo. Ce l'hai accanto giorno e notte. In breve, il Partito sei tu.
Così nel paese di Certaldo tutti sono “rossi” dalla testa ai piedi. Per primo, Biagio Meniconi, segretario della sezione locale.
E' sabato e intorno al tavolone posto in mezzo alla grande sala riunioni ci sono tutti gli iscritti perché il segretario sta distribuendo le mansioni per la domenica, giorno che sarebbe di festa, ma non per il popolo del Partito del Popolo...
Però, quel sabato, c'è una novità
Biagio ha avuto una straordinaria notizia dal segretario provinciale: il compagno Enrico in persona verrà a visitare il paese. La cosa ha dell'incredibile. Inoltre, pur avendo la granitica certezza che il compagno Enrico arriverà, ne il segretario provinciale ne nessun altro ha la minima idea di quando questo accadrà.
L'attesa logorerà gli animi...
+ IL REGISTA STEFANO RAINISCH
Nato nel '58 a Firenze e diplomato nel '77, mi trasferisco a Roma per i corsi universitari e li, per potermi pagare gli studi, inizio a lavorare a Cinecittà.
All'epoca sono senza esperienza, non ho mai messo piede su un set ma, da autodidatta, ho tante cognizioni tecniche, una vena artisitca tutta mia e molta, ma molta caparbietà.
Ed è quest'ultima, con la passione per il cinema che da sempre mi anima, che mi fa superare tutte le difficoltà iniziali, difficoltà di un lavoro improvvisato che prenderà una strada tutta sua.
All'epoca non lo posso sapere ma, dopo qualche anno, si prospetterà come un lavoro stabile.
Comunque, all'nizio, porto caffè sui set: caffè di qua, caffè di la...
Una valanga di caffè che però mi permette di conoscere le firme del nostro cinema, i mostri sacri che, a quel tempo, sono ancora (quasi tutti) in piena attività.
Si definiscono anche oggi Maestri e non a caso.
Nelle produzioni di allora, avere voglia di lavorare e di apprendere (con fatica e senza lodi), essere abbastanza raffinati, possedere un po' di cultura e soprattutto amare il lavoro e l'ambiente, splancava le porte a diverse possibilità. Ti faceva conoscere e, se ne valeva la pena, apprezzare da molta gente.
Io di voglia ne avevo tanta e insieme a lei non mi mancavano una certa ricercatezza, colpo d'occhio e il saper ascoltare e “gestire” gli altri.
Insomma, dopo qualche anno (fine dei corsi universitari) e un bel po' di caffè mi ritrovo con un bagaglio accademico a portata di mano e una professione fantastica nel cuore: la regia.
Professione che, a detta di molti, mi calza a pennello.
La scelta è difficile. Le necessità e i compromessi sono tanti. Decido che il cinema, che probabilmente mi vorrebbe, sosterrebbe e, addirittura, blandirebbe, esige un prezzo troppo alto da pagare.
Così, a venticinque anni, rivoluzionario sino al midollo, chiudo la porta e me ne torno a casa.
Senza però dimenticare nessuno. Continuando, di quando in quando, a sentire, a parlare, a vedere qualcuno dei miei Maestri.
Gli anni passano e alla soglia dei miei quaranta e del terzo millennio, una carissima persona che sta ancora a Roma e che ancora lavora nel cinema e nella lirica, mi chiede se ho la voglia, insieme a lui, di curare una mostra di bozzetti di scena e di costumi di uno di coloro che, nel campo della direzione, più ho amato. Scenografia e musiche della mostra compresa. Una sorta di regia dell'immobile.
Non si trascura una seconda occasione quando te la offrono. La risposta è positiva.
Mi ritrovo così catapultato in un mondo che pensavo, al mio contrario, mi avesse dimenticato e che, invece, mi accoglie come se fossi uscito di casa la mattina per rientrarvi la sera.
Non c'è altro da aggiungere. Da quel momento in poi è cosa nota; basta leggere una noiosa nota di alcuni lavori fatti contenuta in un C.V., il mio.
Una lista di titoli, come ormai tante altre, che appare senza vanto ne infamia e che però contiene, senza che nessuno lo sospetti, nemmeno io, una sfrenata passione per un mestiere...
+ NOTE DI REGIA
L'idea di scrivere “Bandiera Rossa” mi è venuta parlando con un amico; quest'ultimo aveva da poco pubblicato una raccolta di piccole storie che trattano della vita quotidiana e del modo di far politica nel nostro Paese in un tempo passato. Modo di far politica nelle e delle sezioni del PCI. L'amico mi ha domandato se secondo me si poteva trasporre uno dei racconti dalla carta allo schermo. Non restava che leggere il libriccino. Tra le tante storie una in particolare mi ha colpito. L'ho “sceneggiata” e, grazie all'aiuto di un sacco di gente, ho girato un piccolo film che parla di un tiro mancino giocato da compagni e paesani al segretario della sezione locale del PCI.
Risultato onesto: poteva essere la presentazione di un progetto cinematografico che avevo in mente da un po'. Una sorta di memoria che narrasse quello che eravamo non molto tempo fa. “Bandiera Rossa” nasce così, prendendo spunto dalle atmosfere e dai contenuti di un libriccino e dal mio piacere di “rivivere” un periodo per me importante: gli anni '70. Difatti ho ambientato la vicenda nel 1975: anno scelto non a caso. Spartiacque tra momenti oscuri che saranno a venire e un passato prossimo fatto di sofferenza e conquiste sociali. Ho cercato di strutturare un film che ricordasse il nostro recente passato filtrato, però, attraverso il punto di vista della “provincia” e, comunque, non un film “politico”, di parte, etichettabile, costretto da confini regionali, ma un “film universale”, con valori universali. Una memoria destinata a tutti, “narrata” con i toni della commedia all'italiana degli anni '50/'60. I toni di un cinema con poche risorse, positivamente disperato, voglioso di raccontare. Ho buttato giù una storia che racconta di una cittadina della ``Toscana rossa``, dove i compagni della sezione e tutto il paese con loro (sono tutti comunisti...), sono in fibrillazione perché è stata annunciata la visita di un ``pezzo grosso`` del Partito... di Enrico... Messa così l'argomento sembrerebbe uno solo ma, invece, ho inserito piani di lettura diversi. Quello dell'attesa è il più evidente farcito di politica, di furti, di amore, di guerra, di donne, di cinema, di rosso. Ma ce n'è, poi, uno nascosto che omaggia, con poche parole e qualche cenno, musica, cinema, teatro, avanspettacolo. E vi sono anche citazioni che ricordano una “cultura nazionalpopolare”, la nostra, ingenua ma di grande cuore. Una cultura di o da “strada” che era epressione di un Popolo che aveva avuto e aveva ancora identità e “memoria”. Soprattutto memoria. Bandiera è dunque, nelle sue intenzioni, quello che siamo stati: passionali, retrogradi, rivoluzionari, provinciali, conservatori, ingenui, popolari, futuristi. Una cronaca che, senza nessuna concessione al lirismo o alla retorica, narra un periodo che non ci appartiene più; uno spaccato della Storia del nostro Paese che vuole far riassaporare per un attimo momenti vissuti facendoli conoscere a chi non c'era. Un'ultima riflessione, ancora una volta, per non dimenticare: il PCI, in quegli anni, è stato il più evidente esempio di coesione politica di massa applicata ma non il solo!
+ PIETRO FOLENA
Ha accompagnato, nel corso della sua esperienza, all’impegno politico una grande passione per la cultura. E’ stato uno dei più giovani parlamentari e ha partecipato con responsabilità dirette alla stagione più drammatica della lotta alla mafia, a cavallo tra gli ani 80 e gli anni 90. Da Presidente della Commissione Cultura della Camera ha elaborato un’ipotesi di gestione e di valorizzazione dei giacimenti culturali capace di coinvolgere l’associazionismo. Ha fondato su questa base, con Vittorio Faustini, MetaMorfosi.
Ha pubblicato alcuni libri (tra i quali vanno ricordati Siamo tutti siciliani, Laterza, I ragazzi di Berlinguer, Dalai e, recentemente, Il potere dell’arte, Datanews) e ha collaborato per diverse testate televisive e giornalistiche. E’ sposato con Andrea Catizone e ha tre figli, Lucrezia, Gianfranco e Camilla.
+ STEFANO PRATESI
Stefano è nato a Firenze nel 1958. Si è diplomato nel 1976 e nel 1996 ha conseguito il Master in Produzione Cinematografica dell’Anica. Ha iniziato a lavorare come assistente di produzione per Filmaster Clip Bologna fino a ricoprire il ruolo di produttore esecutivo per AXT Bologna con Luca Bitterlin, per film pubblicitari internazionali. Ma voleva fare altro… Ha intrapreso la gavetta come terzo aiuto assistente alla regia, aiuto regia e regia per Film pubblicitari, Film Lungometraggio, Serie Tv lavorando con Sean Penn, Anne Bancroft, Kristine Scott Thomas, Jeremy Davis, Marisa Berenson, Mehmet Gunsur, Mohammad Bakri, Fabio Volo, Margherita Buy, Francesca Inaudi, Luciana Littizzetto, Massimo Ghini, Lorenza Indovina, Fabio De Luigi, Neri Marcorè, Luca Argentero, Alessandro Benvenuti, Luigi Battiston, Martina Stella, Emilio Solfrizzi, Sabrina Impacciatorte. Lavora come sceneggiatore ed ha all’attivo una decina di sceneggiature originali e su commissione scritte per cinema e Tv (vincendo una menzione speciale al Premio Solinas per “Di là dal Fiume”, lungometraggio thriller) per il cinema ha scritto: Lungometraggi: Pietra Serana, Di la dal Fiume, Circensi, La fabbrica dei sogni, Love & Virtue, The Gates of Ligth, The Book of life, DNA due nuovi arrivi, Effetti collaterali, Per Serie tv: Fitness, Il Commissario Bogani, The Ultimate Rock Conquerors, Veleggiando, Casa Madri, In vino veritas. Lavora come acting coach, regista per cinema e serie Tv nazionali, Film pubblicitari nazionali ed esteri. Ha scritto e diretto più di 10 cortometraggi vincendo importanti premi nazionali ed internazionali fra cui il Festival Internazionale di Salerno, Il Festival Internazionale Fedic, EuroUnderground Film Festival Berlino- Sofia-Cracovia, Festival Internazionale del cortometraggio Siena, NICE New Italian Cinema Events New York-San Fancisco, Festival Internazionale di San Pietroburgo. Sotto l’acqua, il mare, ha diretto e girato diversi documentari: Isola di Lampedusa, La vita risorge dalla laguna di Truck (Micronesia), Il Paese delle aragoste (La Galite–Tunisia), Mar Rosso. Sta lavorando a due sceneggiature per il cinema, con distribuzione nazionale ed internazionale da girare nel 2017 e 2018.

BANDIERA ROSSA HA RAGGIUNTO 27.363 € CONTINUA A FINANZIARE

PRESENTAZIONE BANDIERA ROSSA CAMERA DEI DEPUTATI ROMA

LA STORIA

L'ITALIA DEL PCI


Quando il Partito Socialista Italiano riunisce a Livorno, al Teatro Goldoni, dal 15 al 21 Gennaio 1921, il suo 17° congresso, al suo interno sono gia presenti e da tempo, i motivi di contrasto che porteranno alla divisione, alla scissione e alla conseguente nascita del Partito Comunista.

IL CAST


Angela Finocchiaro
Angela Finocchiaro
è ELSA
Walter  Santillo
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è SANDRO
Fabio  Brunetti
Fabio Brunetti
è INDRO
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